2 Novembre 2024. Parte oggi la nuova campagna di sensibilizzazione dell’Ordine contro le Mutilazioni Genitali Femminili (MGF).
Le mutilazioni genitali femminili sono una pratica disumana e brutale che comporta la rimozione parziale o totale dei genitali esterni femminili, o altre lesioni ai genitali, senza alcuna giustificazione medica.
Questa procedura, solitamente eseguita con strumenti rudimentali e senza anestesia, è spesso inflitta su bambine e ragazze tra l’infanzia e i 15 anni, compromettendo gravemente la loro salute fisica e mentale.
L’infibulazione, una delle forme più estreme di MGF, consiste nella chiusura quasi totale della vulva, rendendo impossibile il rapporto sessuale fino alla defibulazione, che avviene solitamente da parte dello sposo prima della consumazione del matrimonio.
Questa pratica non solo provoca dolore e traumi psicologici, ma causa anche gravi complicazioni sanitarie, come infezioni croniche, cistiti ricorrenti, ritenzione urinaria, e rende i rapporti sessuali estremamente dolorosi e difficoltosi.
Le donne che subiscono questa forma di mutilazione spesso devono affrontare ulteriori sofferenze durante il parto, poiché il tessuto cicatriziale impedisce il normale processo di dilatazione, mettendo a rischio la vita sia della madre che del neonato.
In molti casi, la reinfibulazione, che ripristina lo stato prematrimoniale di “purezza”, viene praticata su vedove, divorziate e puerpere, perpetuando così il ciclo di violenza.
Le motivazioni che sostengono queste pratiche sono radicate in ragioni culturali, sociali e religiose, che riflettono il desiderio di mantenere il controllo sulle donne, limitando la loro sessualità e libertà.
Sebbene non sia unicamente legata all’Islam (in Africa alcuni gruppi d’ispirazione cristiana la praticano), la mutilazione genitale femminile viene talvolta giustificata all’interno di questa religione attraverso alcune interpretazioni della Sunna, che non è parte della legge coranica ma viene trattata come un codice di comportamento consuetudinario.
Infatti si trova menzione delle mutilazioni genitali femminili in alcuni Hadith collegati per lo più a Maometto.
Questo ha creato un quadro culturale in cui la mutilazione è vista come un modo per garantire la purezza e la bellezza della donna, perpetuando una visione patriarcale e arretrata che nega i diritti fondamentali delle donne.
Secondo dati dell’UNFPA (United Nations Population Fund), l’agenzia delle Nazioni Unite per la salute sessuale, e dell’UNICEF, oltre 200 milioni di donne e ragazze nel mondo sono state vittime di mutilazioni genitali femminili, con numeri preoccupanti anche all’interno dell’Unione Europea, dove si stima che circa 800.000 donne abbiano subito questa pratica.
In Italia, sono circa 88.000 le vittime (quasi totalmente donne islamiche), un numero in continua crescita nonostante gli sforzi legislativi e governativi.
Dal 2006, la Legge n. 7/2006 (nota come Legge Consolo) prevede specifiche disposizioni penali per contrastare le MGF in Italia, punendo (art. 583bis c.p.) chiunque causi mutilazioni agli organi genitali femminili con pene da quattro a dodici anni di reclusione.
La legge include il principio di extraterritorialità, che rende punibili tali crimini anche se commessi all’estero, e promuove misure preventive e di supporto per le vittime, inclusa l’istituzione di un numero verde nazionale per le denunce.
Tuttavia, i casi denunciati sono pochissimi, un fenomeno che riflette la condizione di sudditanza in cui molte donne vivono, spesso a causa di pressioni culturali e religiose.
Il Ministero degli Interni ha attivato dal novembre 2009 il Numero Verde 800 300 558 dedicato alla prevenzione e al contrasto delle pratiche di mutilazione genitale femminile.
Il servizio è attivo dal lunedì al venerdì dalle 8.00 alle 14.00 e dalle 15.00 alla 20.00; le telefonate saranno ricevute da personale specializzato del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato che, oltre all’assistenza, avrà il compito di comunicare eventuali notizie di reato alle Squadre mobili del territorio competente.
Per combattere efficacemente questa piaga, è necessario però un impegno più ampio e sistematico.
L’Ordine, in questo contesto, deve assumere un ruolo attivo e incisivo su più fronti.
Le linee d’azione principali includono:
– Sensibilizzazione dell’opinione pubblica: attraverso convegni, media e campagne sui social, l’Ordine può contribuire a diffondere consapevolezza sulle conseguenze devastanti delle MGF.
– Coinvolgimento delle donne islamiche: sebbene difficile, è fondamentale sensibilizzare direttamente le donne che appartengono a comunità dove queste pratiche sono diffuse, per promuovere un cambiamento dall’interno.
– Pressione sul governo italiano: lavorare con esponenti politici affinché il governo intensifichi gli sforzi legislativi e, soprattutto, di controllo.
– Collaborazione con il Parlamento Europeo: coinvolgere europarlamentari per portare la questione delle MGF a livello europeo e garantire un coordinamento efficace tra gli Stati membri.
– Iniziative a livello regionale: avviare campagne nelle regioni più colpite, come Liguria, Piemonte, Lombardia e Veneto, per fornire assistenza diretta alle vittime e prevenire nuovi casi.
– Collaborazione con i media: coinvolgere giornalisti e presentatori influenti per amplificare il messaggio e mantenere alta l’attenzione su questo problema.
Solo attraverso uno sforzo collettivo e determinato sarà possibile arginare questa terribile violenza e affermare il ruolo dell’Ordine come forza positiva e necessaria nella società moderna.

















