LEGITTIMITÀ - Le Bolle Papali
La legittimità del Pauperes Commilitones Christi Templique Salomonis – V.E.O.S.P.S.S. trova fondamento nei numerosi riconoscimenti che, nel corso dei secoli, hanno accompagnato la storia e l’attività dell’Ordine templare.
Tra questi assumono particolare rilievo le seguenti bolle pontificie:
Bolla Omne Datum Optimum
Nel 1139 papa Innocenzo II, al secolo Gregorio Papareschi, promulga la bolla Omne Datum Optimum, documento di fondamentale importanza per la storia dell’Ordine.
Con questo provvedimento il pontefice riconosce ai Templari un’ampia autonomia nell’esercizio delle proprie funzioni e concede loro rilevanti privilegi, tra i quali l’esenzione dal pagamento di tributi e gabelle.
La bolla contribuisce così a consolidare la posizione dell’Ordine all’interno della Chiesa e a rafforzarne l’autorità sul piano religioso, giuridico e istituzionale.
Tale riconoscimento interviene dopo la definizione delle rigorose condizioni richieste per l’ammissione all’Ordine, concepite per verificare l’autenticità della vocazione del postulante.
Il percorso formativo prevede la rinuncia ai beni materiali, l’osservanza di una disciplina spirituale di carattere monastico e, al momento dell’ingresso definitivo, la professione dei voti di povertà, castità e obbedienza.
La bolla pone la casa del Tempio, insieme con i suoi beni e possedimenti, sotto la tutela e la protezione della Sede Apostolica.
Il documento afferma:
«Si stabilisce che la casa o il Tempio in cui dimorate, a lode e gloria di Dio, per la difesa dei suoi fedeli e per la liberazione della Chiesa di Dio, insieme con tutti i beni e i possedimenti che risulta legittimamente detenere nel presente o che potrà acquisire in futuro mediante concessioni dei vescovi, generosità di re e principi, donazioni dei fedeli o in qualsiasi altro modo, con l’aiuto di Dio, sia posto per sempre sotto la tutela e la protezione della Sede Apostolica».
Il testo definisce inoltre l’autonomia dell’Ordine rispetto alle autorità ecclesiastiche locali e ai poteri laici, vietando che ai suoi membri vengano imposti vincoli di fedeltà, omaggio o subordinazione estranei alla natura e alla missione dell’istituzione:
«Proibiamo e vietiamo in ogni modo che alcun ecclesiastico o laico osi esigere dal Maestro, dai fratelli o dalla loro istituzione qualsiasi forma di fedeltà, omaggio, giuramento o altra manifestazione di sottomissione comunemente richiesta dai poteri secolari. Stabiliamo inoltre che, poiché la vostra sacra istituzione e la vostra milizia sono state volute dalla divina Provvidenza, non sia consentito modificarne l’ordinamento con il pretesto di adottare una forma di vita più religiosa. Dio, infatti, immutabile ed eterno, non approva l’incostanza del cuore, ma vuole che portiate pienamente a compimento il santo proposito che avete abbracciato».
Il privilegio contenuto nell’Omne Datum Optimum rappresenta pertanto uno degli atti ufficiali più significativi per l’Ordine.
Grazie a questa bolla, i Templari dispongono di strumenti giuridici capaci di consolidarne l’organizzazione interna e di affrancarla da molte delle forme di dipendenza tipiche dell’ordinamento feudale ed ecclesiastico medievale.
Il documento si apre con il richiamo biblico secondo cui «ogni dono buono e ogni dono perfetto vengono dall’alto e discendono dal Padre della luce».
Nella tradizione dell’Ordine, tale solenne fondamento religioso conferisce alla bolla un valore particolarmente elevato e duraturo, considerato parte essenziale del riconoscimento pontificio della sua missione.
Bolla Milites Templi
Il 9 gennaio 1144 papa Celestino II promulga la bolla Milites Templi.
Con questo documento il pontefice dispone che il clero assicuri protezione e sostegno ai Cavalieri dell’Ordine e concede particolari indulgenze ai fedeli che contribuiscono alla sua missione mediante donazioni.
La bolla riconosce inoltre ai Cavalieri la facoltà di organizzare, una volta all’anno, questue e raccolte di offerte presso le chiese, destinando le somme raccolte al sostegno delle attività e delle finalità dell’Ordine.
Bolla Militia Dei
Il 7 aprile 1145 papa Eugenio III promulga la bolla Militia Dei, con la quale conferma le prerogative già riconosciute dai suoi predecessori in materia di autonomia rispetto al clero secolare ed ecclesiastico, di riscossione delle decime, di edificazione di cappelle e di istituzione, nei territori di pertinenza dell’Ordine, di cimiteri destinati alla sepoltura dei confratelli.
La bolla estende inoltre la protezione apostolica, già accordata ai Cavalieri, anche ai loro familiari, al personale posto al servizio delle case dell’Ordine e ai beni da essi legittimamente posseduti.
Bolla Cum dilecti filii
L’8 giugno 1265 papa Clemente IV emana a Perugia la bolla Cum dilecti filii, indirizzata agli arcivescovi, ai vescovi e agli arcidiaconi.
Con questo documento il Pontefice conferma le disposizioni già adottate da Innocenzo III e Urbano IV a tutela dell’autonomia ecclesiastica dell’Ordine del Tempio.
La bolla afferma che i confratelli della Milizia del Tempio di Gerusalemme non riconoscono alcun Vescovo o prelato quale proprio superiore, fatta eccezione per il Romano Pontefice, dal quale dipendono direttamente.
In virtù di tale prerogativa, agli ecclesiastici locali è vietato pronunciare, senza uno specifico mandato papale, sentenze di scomunica o di interdizione contro i Templari, contro i chierici posti al loro servizio e contro le chiese appartenenti all’Ordine.
Qualora i Templari arrechino un danno ingiusto a un prelato o ai fedeli soggetti alla sua autorità, la controversia deve essere sottoposta alla Sede Apostolica, alla quale compete l’esame della questione e l’adozione dei provvedimenti necessari.
Bolla Incarnationis Mysterium
Il 29 novembre 1998 Papa Giovanni Paolo II promulga la bolla Incarnationis mysterium, con la quale indice il Grande Giubileo dell’anno 2000.
Tra i segni destinati a caratterizzare l’Anno Santo, il pontefice attribuisce particolare importanza alla «purificazione della memoria», intesa come un atto di coraggio e di umiltà mediante il quale i cristiani riconoscono le colpe commesse nel corso della storia da quanti hanno portato il nome di Cristo.
Al numero 11 della bolla, Giovanni Paolo II invita la Chiesa, forte della santità ricevuta dal Signore, a inginocchiarsi dinanzi a Dio e a implorare il perdono per i peccati passati e presenti dei suoi figli.
Tale orientamento trova una solenne espressione nella Giornata del Perdono, celebrata il 12 marzo 2000, prima domenica di Quaresima, nella Basilica di San Pietro.
Durante la Santa Messa, Giovanni Paolo II richiama il principio della purificazione della memoria e invita l’intera comunità ecclesiale a compiere un profondo esame di coscienza.
Il Pontefice sintetizza il significato della celebrazione nell’esortazione: «Perdoniamo e chiediamo perdono!».
Nel corso dell’omelia, il Papa domanda perdono per le divisioni sorte tra i cristiani, per il ricorso alla violenza da parte di alcuni di essi nella difesa della verità e per gli atteggiamenti di diffidenza e di ostilità manifestati nei confronti dei seguaci di altre religioni.
La richiesta assume quindi un carattere ampio e riguarda le diverse forme attraverso le quali, nel corso dei secoli, singoli cristiani o gruppi ecclesiali si sono allontanati dai principi evangelici.
La riflessione teologica posta alla base di questa iniziativa viene approfondita nel documento Memoria e riconciliazione: la Chiesa e le colpe del passato, elaborato dalla Commissione Teologica Internazionale e presentato il 7 marzo 2000.
Il testo chiarisce che la purificazione della memoria richiede un rigoroso discernimento storico e teologico, affinché il riconoscimento delle colpe non si traduca in giudizi generici o anacronistici, ma contribuisca a un autentico cammino di conversione, riconciliazione e pace.
La richiesta di perdono formulata da Giovanni Paolo II offre un quadro spirituale e morale entro il quale rientrano anche le ingiustizie e le violenze verificatesi durante i procedimenti medievali contro i Templari.
Nel settembre 2001 la storica e paleografa Barbara Frale identifica, nel fondo di Castel Sant’Angelo dell’allora Archivio Segreto Vaticano, un documento originale sino ad allora trascurato dagli studiosi: la cosiddetta Pergamena di Chinon.
Redatto tra il 17 e il 20 agosto 1308, il documento conserva gli atti dell’inchiesta condotta da tre cardinali incaricati da Papa Clemente V nei confronti del Gran Maestro Jacques de Molay e di altri importanti dignitari dell’Ordine.
La pergamena documenta che i vertici templari, dopo aver confessato le proprie colpe, manifestato il pentimento e richiesto il perdono della Chiesa, ricevono l’assoluzione dalle censure ecclesiastiche e vengono riammessi alla comunione dei fedeli e ai sacramenti.

