Una lettera ufficiale è stata inviata al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e a numerose Istituzioni politiche e sanitarie.

In Italia il virus SARS-CoV-2 (che causa la malattia COVID-19) si sta diffondendo in Italia in maniera preoccupante.
Le misure sino ad ora prese, anche se giuste e necessarie, non hanno dato i risultati sperati.
In breve tempo tutta l’Italia è stata dichiarata zona rossa, ossia ad alto rischio epidemico.
I contagi stanno aumentando in maniera esponenziale e gli ospedali sono quasi al collasso.
L’Ordine templare Pauperes Commilitones Christi Templique Salomonis – V.E.O.S.P.S.S., in osservanza al primo punto della missione dell’Ordine (tutelare e preservare il genere umano), si sono attivati.
Alcuni esperti hanno predisposto quello che è stato denominato il “Piano B” per arginare o addirittura bloccare la diffusione del virus.
“Non potevamo rimanere ad osservare inermi” – dice il Gran Priore Fra Riccardo Bonsi – “era nostro dovere agire e cercare di supportare le autorità italiane che in questo momento stanno combattendo con abnegazione il coronavirus.
Abbiamo così elaborato il “Piano B” ed abbiamo inviato una lettera ufficiale alle varie autorità politiche e sanitarie.
La lettera ufficiale è stata firmata, oltre che dal Gran Priore, anche da tutti gli altri membri del Gran Consiglio dell’Ordine, ovvero dal Gran Priore Vicario, Fra Sandro Vinciguerra, dal Segretario Generale, Fra Antonio Awana Gana Costantini Picardi, dal Gran Cancelliere, Fra Abate Massimo Iglina, dal Tesoriere Generale, Fra Antonio Cao, e dal Consigliere Richard Tirole.
Il piano tiene conto di numerosi fattori sia medici sia statistici sia comportamentali.
È un piano che richiede un grande sforzo da parte dello Stato italiano e una grande collaborazione da parte di tutti i cittadini.
Una serie di provvedimenti importanti sono già stati presi dal Governo, ossia l’estensione della zona rossa a tutto il Paese, ma tali provvedimenti si scontrano con le necessità quotidiane dei cittadini e, diciamolo pure senza problemi, con uno scarso senso del dovere del popolo italiano.
Come abbiamo scritto nella lettera, una cosa deve essere chiara a tutti noi: non è il virus che ci ha dichiarato guerra, siamo noi, l’umanità, che abbiamo dichiarato guerra al virus SARS-CoV-2 e noi questa guerra la vinceremo.
Il “Piano B”
– Analisi della situazione attuale.
Il “Piano B” parte proprio dalle attuali disposizioni sanitarie e dall’attuale situazione.
1) Il virus si sta diffondendo con una rapidità superiore al previsto.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità e altre istituzioni internazionali, hanno valutato il BRN (Basic Reproduction Number, detto anche R0) del virus SARS-CoV-2 pari a 2,5.
Questo significa che in una popolazione come quella italiana di circa 60.000.000 di abitanti, la percentuale di contagio sarà pari al 25% della popolazione (tenendo conto il valore di R0 = 2,5).
Avremo, pertanto, circa 15.000.000 di persone contagiate.
Sempre le autorità sanitarie internazionali, avevano attribuito al virus un tasso di mortalità del 2%, con una stima di 300.000 decessi massimi.
Nel giro di pochi giorni, la situazione è però peggiorata in maniera sensibile e siamo passati da un tasso di mortalità del 2% ad un tasso di mortalità che si aggira intorno al 5%, ossia il doppio della previsione, con un numero di decessi massimi ipotetici pari a 750.000.
Purtroppo, allo stato attuale la percentuale di decessi è destinata a salire in forma esponenziale.
2) Gli ospedali sono quasi al collasso e i posti di terapia intensiva sono ridotti al lumicino.
Nonostante gli sforzi del Governo nel procurare nuovi dispositivi medici e dell’immane lavoro del personale sanitario, tra pochi giorni ci sarà il crollo delle strutture sanitarie.
Inoltre, concentrando gli sforzi per l’assistenza ai malati di COVD-19, a breve gli ospedali non saranno più in grado di garantire l’assistenza di emergenza per le altre patologie (ad esempio infarto miocardico, trombosi cerebrale, embolia polmonare) nonché di assistere adeguatamente i grandi traumatizzati.
3) Esiste poi un problema sociale non meno importante: le misure restrittive fino ad ora attuate, anche se assolutamente necessarie stanno alimentando panico collettivo, ribellioni alle stesse misure adottate e rivolte nelle carceri.
4) Infine, abbiamo il problema economico: per rendere veramente efficaci le misure fin qui adottate, bisognerebbe bloccare il Paese per almeno due mesi, cosa che innescherebbe una gravissima crisi economica senza precedenti.
– Le misure proposte.
1) Maggiore rispetto delle misure in atto.
Le misure adottate con l’estensione della zona rossa a tutto il Paese vanno fatte rispettare con maggior severità: sono quindi necessari maggiori controlli e, laddove necessario, l’utilizzo dell’esercito per supportare le forze dell’ordine.
2) Chiusura di tutti gli accessi per impedire arrivi di persone non controllate.
Con questo atto sarà necessario presidiare i valichi di frontiera, i porti e gli aeroporti; potranno entrare in Italia solo coloro che saranno muniti di adeguato dispositivo di protezione (semimaschere filtranti FFP2 o FFP3) e che risulteranno negativi all’analisi dello scanner termico.
Bisogna di conseguenza dotare i valichi di frontiera, i porti e gli aeroporti e le stazioni di scanner termici per poter svolgere le analisi.
Chi dovesse risultare o senza dispositivo di protezione o con temperatura corporea a rischio non potrà entrare nel Paese.
In questo modo eviteremo contagi da parte di soggetti provenienti dall’esterno del Paese.
3) Dotazione a tutti gli abitanti di dispositivi di protezione.
Tutti gli abitanti dovranno avere in dotazione dispositivi di protezione (semimaschere filtranti FFP2 o FFP3 riutilizzabili e guanti) con obbligo di portare i dispositivi all’esterno della propria abitazione (sia in luoghi aperti che in luoghi chiusi).
Sappiamo che tali dispositivi (soprattutto quelli FFP2) non proteggono totalmente dall’aggressione del virus, ma servono a chi le indossa per evitare di contagiare gli altri.
Risulta però evidente che se tutti utilizzeranno questi dispositivi il contagio verrà sicuramente arginato e, quasi sicuramente, bloccato.
Questa è la misura più onerosa per lo Stato, ma sicuramente meno costosa delle misure di sostegno economico che si dovranno affrontare in caso di paralisi delle attività economiche.
Dal momento che le attuali industrie che producono i dispositivi di cui sopra non sono in grado di provvedere al fabbisogno (oltre 60.000.000 di dispositivi e filtri), si renderà necessario un intervento dello Stato per potenziare tali industrie o per avviare in proprio la produzione dei dispositivi.
Poiché i filtri hanno una durata di circa un mese, nel giro di poco tempo si potrà soddisfare il fabbisogno dei dispositivi, ossia dotare ogni cittadino di semimaschera filtrante con almeno tre filtri e guanti, per garantire la protezione per tre mesi.
Per quanto riguarda la produzione di guanti, attualmente le industrie riescono a produrne grandi quantità.
Per far fronte ad un così grande quantitativo di semimaschere, la distribuzione potrebbe avvenire per gradi, ovvero:
a. Fornire inizialmente una semimaschera filtrante e guanti per nucleo famigliare: ogni nucleo dovrà dichiarare il nome della persona autorizzata ad uscire sia per lavorare sia per svolgere le attività quotidiane (ad es. acquisti).
I nuclei famigliari in Italia (considerando anche i nuclei costituiti da una sola persona) sono attualmente circa 20.000.000.
b. Iniziare la distribuzione nelle zone più colpite dal contagio.
c. Raggiungere, in un tempo ragionevole (due mesi circa) la distribuzione totale.
Con l’attuazione di queste misure, si potranno man mano allentare i divieti di circolazione nel Paese, in quanto tutti saranno protetti.
Ovviamente, chiunque verrà sorpreso a violare tali disposizioni, dovrà essere pesantemente sanzionato.
In un tempo relativamente breve, si potrà arrivare a bloccare definitivamente il contagio.
Inoltre, gli ospedali ridurranno man mano il carico di lavoro e torneranno all’attività quotidiana di assistenza.
Ci stiamo meravigliando del fatto che la Cina sta sconfiggendo il virus, ma in fondo, il Governo cinese ha attuato lo stesso sistema da noi proposto, blindando però subito le zone di focolaio.
Infatti, anche in Cina non si può uscire di casa se non si è muniti di semimaschere e guanti.
Con l’impegno dello Stato e la collaborazione di tutti noi il virus può e deve essere sconfitto.
Noi la nostra parte l’abbiamo fatta, ora speriamo che le autorità prendano seriamente in considerazione quanto da noi proposto e i mezzi di comunicazione ci aiutino a divulgare il nostro piano” – conclude il Gran Priore.

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